I NOSTRI LIBRI
Adriano Mazzoletti – “Il jazz in Italia – Volume terzo – Dagli anni sessanta al terzo millennio” – EDT – pgg.1100 – € 50,00
Ho tra le mani il nuovo libro, postumo, di Adriano Mazzoletti e devo dire che sono un po’ emozionato. Ecco, proprio questo tipo di sensazione stava per portarmi su una strada non corretta. In effetti ripensavo ad un episodio verificatosi durante la presentazione del libro alla Casa del Jazz il 27 novembre scorso quando un illustre musicologo invece di parlare del libro ha pensato bene di intrattenerci per un buon quarto d’ora sulle difficoltà incontrate nel suo lavoro di editing, con quale interesse per gli ascoltatori è fin troppo facile immaginare. Ecco perché, partendo da questo episodio, per qualche attimo ho pensato di raccontarvi delle mie emozioni, ma, per fortuna, subito dopo ho riflettuto su quale avrebbe potuto essere l’impatto di queste emozioni su chi mi legge: zero carbonella. Ho quindi cambiato strada ed eccomi a parlare del libro che rappresenta un unicum in senso assoluto.
In effetti se esaminiamo le varie realtà nazionali, non troveremo una storia del jazz “regionale” così completa, esaustiva. C’è da sottolineare, infatti, come il volume di Mazzoletti completa la sua ambiziosa e monumentale opera sul jazz in Italia, dopo i primi due volumi dedicati rispettivamente “Dalle origini alle grandi orchestre” e “Dallo swing agli anni sessanta”. Questa terza parte riparte dagli anni Sessanta, per arrivare fino ai giorni nostri. In 1.100 pagine Mazzoletti offre al lettore uno sguardo d’insieme su sei decenni di storia; il volume è diviso in due parti di cui la prima in dodici capitoli dedicati sostanzialmente alla realtà italiana, mentre la seconda parte guarda maggiormente alle realtà internazionali.
Mazzoletti segue passo dopo passo l’evoluzione del jazz italiano in questo periodo soffermandosi sulle personalità che hanno caratterizzato il periodo dando il giusto spazio e la giusta considerazione a un gran numero di musicisti. Non manca un’attenzione (e come avrebbe potuto essere diversamente) al grande ruolo che la RAI ha avuto nel passato per affermare l’importanza del jazz nel contesto internazionale e in quest’ambito abbiamo ritrovato i nomi di molti allora giovani critici che sotto la regia di Mazzoletti hanno curato tutta una serie di programmi su RADIOUNO.
Nella seconda parte Mazzoletti rivolge lo sguardo alla realtà internazionale partendo da “L’unione Europea di Radiodiffusione: una storia mai raccontata”, passando poi attraverso “Il quiz internazionale del Jazz” dal ’67 all’86, e l’”Eurojazz”.
In ultima analisi c’è da aggiungere come, tra le tantissime pagine del volume, vengano illustrati gli americani e gli europei che sono venuti in Italia, le imprese dei nostri musicisti all’estero, i festival, la stampa, la radio e la tv italiane in rapporto al jazz. Di qui una mole sterminata di materiale documentario: nomi e titoli, luoghi e date, dischi e nastri, concerti e rassegne.
Sonia Spinello – “L’armonia del canto” – OM Edizioni – pgg. 120 – € 15,00
Ho conosciuto Sonia Spinelli ascoltando un suo disco e scoprendo così un’artista particolarmente sensibile ed eccellente nell’arte di interpretare. Adesso la ritrovo nei panni di scrittrice e devo dire che le due facce appartengono sicuramente alla stessa medaglia. Così come evidenzia una squisita sensibilità nella musica, così la Spinelli si esprime con la stessa sensibilità nell’affrontare una tematica sicuramente non banale, vale a dire il rapporto tra la voce, il corpo e l’anima.
In effetti il volume prende spunto dalle esperienze personali dell’autrice che ha avuto modo di documentare e osservare i benefici profondi che il canto può avere come strumento per migliorare la qualità della vita. La Spinelli è appassionata di medicina alternativa e bioenergetica, conseguendo qualifiche nel campo della medicina cinese, dell’Ayurveda e delle pratiche di rilassamento, pratiche che ha poi messo a disposizione dei suoi allievi.
Particolarmente interessante il capitolo in cui l’autrice esamina la connessione tra corpo e psiche e quindi i modi su come uscire, ad esempio, dalla depressione attraverso strumenti che sono a disposizione di tutti: la meditazione, le tecniche di respirazione, i trattamenti olistici, l’alimentazione adeguata e il canto come terapia. Di qui il collegamento tra canto e immaginazione intesa come possibilità di esplorare territori sonori ancora inesplorati scavando nel profondo per cui – afferma ancora la Spinelli – si percepisce la musica “come un’onda che trasporta sentimenti e storie, questa tecnica di visualizzazione è una porta verso l’arte del canto”.
Insomma, vivere il canto come una forma di pura creatività, un’esperienza immersiva e vera.
Gerlando Gatto






